Come può un’azienda manifatturiera intraprendere con efficacia e convenienza economica la strada del remanufacturing? È una questione di grande portata industriale, perché si tratta di un paradigma destinato a cambiare i modelli di business di settori come l’aerospazio, l’automotive, la componentistica, l’elettronica.
Il remanufacturing è un processo di rigenerazione di prodotti e componenti per riportarli a uno stato simile a quello originale per prestazioni, funzionalità e durata. Offre diversi vantaggi: per il produttore, che ottiene maggiori profitti rispetto alla produzione da zero; per il consumatore finale, che spende meno; per l’ambiente, grazie ad un minore consumo di materie prime ed energia; infine, per l’occupazione, poiché richiede un alto coinvolgimento di lavoro umano.
AFIL ha dedicato una particolare attenzione al tema del remanufacturing fin dai suoi esordi, quando questo argomento non era così ampiamente conosciuto e dibattuto come al giorno d’oggi, neanche all’interno del settore manifatturiero. Di conseguenza, ha istituito un gruppo di lavoro che successivamente si è trasformato nella Strategic Community “De- and Remanufacturing for Circular Economy”. Tali gruppi di lavoro sono composti da aziende, istituti di ricerca, università ed associazioni che si riuniscono per identificare obiettivi comuni, condividere soluzioni innovative e implementare attività a beneficio dell’ecosistema regionale. La direzione di questa specifica Strategic Community è affidata al docente del Politecnico di Milano, Marcello Colledani.
Secondo i dati di European Remanufacturing Network, il mercato potenziale del remanufacturing raggiungerà i 90 miliardi di Euro entro il 2030, solamente in Europa. Questo dato è emerso durante la quarta sessione plenaria del World Remanufacturing Summit (WRS), un evento globale finalizzato a promuovere l’interazione e la collaborazione tra attori scientifici ed industriali sulle sfide e sulle migliori pratiche nel settore, che si è svolto per la prima volta in Italia, a Milano, il 12 e 13 marzo 2024.
La sessione, dal titolo “The technology is there: Reality or Mith? Technological challenges and opportunities in Remanufacturing”, moderata da Alessandro Marini, Cluster Manager di AFIL, ha offerto l’opportunità di discutere proprio del futuro del remanufacturing e delle sue implicazioni nel contesto industriale europeo.
Nel corso di questa, ci si è concentrati su pratiche emergenti dalle esperienze di aziende attive sul campo, come il colosso italo-statunitense CNH Industrial, che si occupa di remanufacturing nel comparto dei macchinari agricoli, o il danese BORG Automotive Group, che ha adottato il processo nel mondo delle quattro ruote. Come emerso nel corso della discussione, tali esempi evidenziano tre pillar. Innanzitutto, occorre avere accesso a una vasta gamma di componenti di ricambio, sia nuovi che usati, per poter riportare i prodotti al loro stato originale. In secondo luogo, bisogna sviluppare processi di ingegnerizzazione inversa, soprattutto per i componenti elettronici, ossia comprendere e riprodurre con precisione il loro funzionamento. Infine, si deve disporre di strumenti per prevedere con precisione la domanda di beni rigenerati e pianificare la produzione di conseguenza.
Entro il 2027, le imprese che desiderano intraprendere questa direzione riceveranno un supporto significativo attraverso l’introduzione del Digital Product Passport (DPP) a livello europeo. Tale sistema fornirà informazioni dettagliate e uniformi sui prodotti, consentendo il tracciamento preciso dell’origine, della distribuzione e della destinazione delle merci. L’implementazione del DPP rivestirà un’importanza cruciale per il remanufacturing, poiché semplificherà l’individuazione delle componenti riutilizzabili, la conformità alle specifiche tecniche per lo smontaggio e l’analisi dell’impatto ambientale.
L’ESPERIENZA DI CNH INDUSTRIAL NEL REMANUFACTURING
1- Le diverse fasi del processo di remanufacturing di CNH Industrial
CNH Industrial produce una vasta gamma di macchinari per l’agricoltura e le costruzioni, veicoli industriali e commerciali, autobus e mezzi speciali, oltre ai relativi motori, trasmissioni e propulsori per applicazioni marine. La società italo-statunitense è attivamente coinvolta nel remanufacturing, concentrandosi principalmente nel settore dei macchinari agricoli.
Per realizzarlo, CNH Industrial adotta un approccio metodico articolato in diverse fasi. Il processo inizia con un’accurata identificazione dei componenti dei macchinari agricoli idonei al riutilizzo e di quelli che richiedono interventi di riparazione o sostituzione. In seguito, si procede con lo smontaggio dei componenti identificati, seguito da una fase di pulizia e preparazione. Durante questa fase, i pezzi vengono attentamente ispezionati per individuare eventuali danni o segni di usura. Se necessario, vengono eseguite operazioni di riparazione o sostituzione delle parti danneggiate o usurate. Una volta completate le operazioni di riparazione e preparazione, i componenti rigenerati sono sottoposti a rigorosi test di qualità e sicurezza.
2- Le sfide affrontate da CNH Industrial
Nel corso dell’interazione con il moderatore Alessandro Marini, Tommaso D’Alessandro, Senior Manager CNH REMAN EMEA di CNH Industrial, ha evidenziato le molteplici sfide affrontate dall’azienda nel contesto del remanufacturing:
Innanzitutto, è stato sottolineato il problema legato alla disponibilità di componenti di ricambio e alla necessità di garantire un approvvigionamento affidabile e tempestivo di tali componenti. La reperibilità dei pezzi può rappresentare una sfida significativa, influenzata da vari fattori, tra cui la disponibilità sul mercato, la logistica e la capacità di reperire i componenti da fornitori affidabili.
È stato poi affrontato il tema dei processi di ingegnerizzazione inversa, specialmente nel caso dei componenti elettronici. Esso implica l’analisi e la scomposizione di un oggetto o sistema nei suoi componenti fondamentali per comprendere il suo funzionamento interno e il processo di produzione.
Si è inoltre parlato della gestione delle previsioni di domanda e della pianificazione della produzione, «Le fluttuazioni imprevedibili nella domanda per i prodotti rigenerati possano rendere difficile la pianificazione delle risorse e la gestione degli stock, comportando inefficienze nella catena di approvvigionamento e distribuzione con possibili impatti sulla soddisfazione del cliente e la redditività aziendale» sottolinea D’Alessandro.
Infine, vi è stato spazio per un accenno alle differenze tra i mercati statunitense ed europeo, sia dal punto di vista normativo sia culturale. Secondo D’Alessandro, «Mentre il mercato americano presenta una base industriale consolidata e una struttura fiscale più omogenea, il mercato europeo è caratterizzato da una maggiore frammentazione e complessità normativa».
L’ESPERIENZA DI BORG NEL REMANUFACTURING PER L’AUTOMOTIVE
1- La missione ed il catalogo di BORG
BORG Group è uno dei principali attori nel remanufacturing automobilistico indipendente in Europa, che vanta oltre 45 anni di esperienza nel trattare una vasta gamma di gruppi di prodotti, tra cui motori d’avviamento, alternatori e turbocompressori.
Secondo Lorenzo Gaspari, Head of New Business Development – Remanufacturing di Car Parts Industries, organizzazione indipendente di vendita e ricerca e sviluppo di BORG Automotive, «La missione dell’azienda è dare nuova vita ai veicoli fornendo soluzioni sostenibili».
Durante il suo intervento alla sessione moderata da Alessandro Marini, Gaspari ha sottolineato l’importanza di un catalogo ampio e di una distribuzione efficiente nel mercato dei ricambi indipendenti, caratterizzato da una complessità costante. Questo richiede l’implementazione di processi tecnologici avanzati su una vasta gamma di prodotti e la messa in atto di procedure speciali su ogni articolo offerto per garantire una gestione ottimale delle scorte. «BORG si posiziona al nono posto tra i fornitori di ricambi indipendenti nel mercato dell’Unione Europea, offrendo un’ampia varietà di pezzi nel proprio catalogo. Tuttavia, questa diversificazione è inevitabile: per coprire il 95% delle auto in circolazione, sono necessari almeno 2.300 riferimenti diversi. La gestione di questa complessità rappresenta per BORG una sfida significativa» sottolinea Gaspari.
2- Le sfide affrontate da BORG
L’automazione rappresenta un’innovazione strategica per incrementare la qualità dei prodotti, diminuire i costi operativi ed accrescere la sicurezza nei cicli produttivi. Tuttavia, secondo Gaspari, «L’automazione non è una soluzione plug-and-play, in quanto, per integrarla con successo, è indispensabile instaurare un mutamento culturale all’interno dell’organizzazione, che comprende la formazione del personale sull’utilizzo delle nuove tecnologie.»
IL DIGITAL PRODUCT PASSPORT
1- L’adozione ed il funzionamento del Digital Product Passport
L’adozione del Digital Product Passport (DPP) è promossa da diversi enti. Ad esempio, la Commissione Europea ha sostenuto attivamente progetti di ricerca e sviluppo volti a definire gli standard e le migliori pratiche per l’implementazione del DPP. Inoltre, organizzazioni internazionali come United Nations Economic Commission for Europe (UNECE) e World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) giocano un ruolo chiave nel favorire la diffusione del DPP attraverso la collaborazione con governi nazionali, enti normativi e organizzazioni del settore privato.
Per quanto concerne il suo funzionamento, è previsto un identificatore unico. Nel contesto del commercio globale, questo sistema semplifica le procedure doganali e di import-export, grazie alla chiara individuazione dei prodotti. Inoltre, esso migliora la gestione delle informazioni relative ai prodotti, consentendo un’organizzazione e un’analisi dati più efficiente per ottimizzare produzione, distribuzione e strategie di mercato.
«È importante che questi dati non risiedano in un database centralizzato, ma restino in mano al produttore, all’importatore o al titolare del marchio, rendendoli accessibili a tutti i partecipanti al mercato (inclusi i consumatori, le piattaforme di riutilizzo e i servizi di riparazione, così come i ricondizionatori e i riciclatori). Anche le autorità di vigilanza del mercato hanno accesso a questi dati» precisa Carolynn Bernier, ingegnere di ricerca al CEA-List, uno dei tre istituti francesi della Divisione di Ricerca Tecnologica del CEA (Commissariat à l’énergie atomique et aux énergies alternatives). CEA-List è un’organizzazione che riunisce circa mille scienziati, ingegneri e tecnici esperti nei sistemi digitali intelligenti ed impegnati nello sviluppo di innovazioni ad alto valore aggiunto che rispondono alle principali sfide dell’economia e della società.
2-Il ruolo del Passaporto Digitale di Prodotto nel Remanufacturing
«È essenziale notare come il DPP non sia uno strumento per la tracciabilità della catena di fornitura. La sua funzione, infatti, inizia solo quando un prodotto viene introdotto sul mercato da un’entità responsabile» – prosegue Bernier.
Il DPP fornisce informazioni cruciali come le istruzioni di disassemblaggio e i materiali pericolosi, supportando le aziende nel processo di recupero in modo sicuro ed efficiente. In aggiunta, il DPP aiuta le aziende a dimostrare la conformità con le normative ambientali, semplificando la prova che i materiali e i componenti sono stati gestiti in modo responsabile e facilitando la transizione verso un’economia più circolare.

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