Per anni, la plastica è stata raccontata quasi soltanto come un problema ambientale. Molto meno si è parlato di quella parte dell’industria che lavora invece per trasformare i tecnopolimeri in materiali più sicuri, efficienti e sostenibili. È in questo spazio che si muove LATI Industria Termoplastici, azienda di Vedano Olona (Varese) specializzata nello sviluppo di compound termoplastici tecnici ad alte prestazioni, destinati a settori come elettrico, automotive, elettrodomestico e illuminotecnica.
«LATI nasce più di 80 anni fa da un progetto di economia circolare ante litteram» – racconta Michela Conterno, CEO dell’azienda – «Durante la guerra, mio nonno creò una fabbrica tutta al femminile per il recupero e il riciclo di materiali plastici provenienti da residuati bellici. All’epoca, era una necessità economica, ma di fatto eravamo già dentro una logica circolare». Da quell’intuizione iniziale, l’azienda ha costruito una forte specializzazione nei compound termoplastici ad alte prestazioni, affermandosi in particolare nei nylon autoestinguenti e nei materiali speciali per applicazioni industriali avanzate. Oggi LATI, che ha un fatturato superiore a 170 milioni di Euro e oltre 450 collaboratori (includendo anche i dati relativi all’India), investe su riciclo meccanico e chimico, formulazioni PFAS-free, Life Cycle Assessment (LCA) e sviluppo di tecnopolimeri destinati a mercati in forte evoluzione come automotive, elettrico, sensoristica ed energie rinnovabili (tra i clienti, l’azienda annovera Schneider, ABB, Legrand e Bosch). Parallelamente il gruppo ha accelerato il proprio percorso di internazionalizzazione, rafforzando la presenza in Asia e avviando una joint venture in India per servire un mercato considerato strategico per la crescita futura.
In questo contesto, l’azienda ha deciso di investire nel coinvolgimento in AFIL – Associazione Fabbrica Intelligente Lombardia, partecipando alle attività della Strategic Community Advanced Polymers, ai webinar, alle missioni internazionali del progetto europeo PLASTIX e alle iniziative dedicate a sostenibilità e LCA. Un’attività che riflette una convinzione sempre più diffusa anche nel manifatturiero avanzato, ossia che la competitività industriale passa sempre più attraverso ecosistemi aperti di collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca, nell’ottica di accelerare innovazione, trasferimento tecnologico e sviluppo di nuovi materiali avanzati.
Nylon autoestinguenti, materiali autolubrificanti e tecnopolimeri per l’industria elettrica e automotive
Nel corso degli anni, LATI si è affermata come uno dei principali riferimenti nei tecnopolimeri autoestinguenti. «Il nostro lavoro è legato alla sicurezza di cose e persone» – spiega Michela Conterno – «Se un materiale viene utilizzato in un interruttore o in un dispositivo elettrico, deve contribuire alla sicurezza del componente, garantendo isolamento elettrico, resistenza alla fiamma e, in caso di incendio, contribuendo a ridurre opacità e tossicità dei fumi per consentire alle persone di mettersi in salvo». Il settore elettrico rappresenta ancora oggi il principale mercato di riferimento dell’azienda, seguito da elettrodomestico e automotive.

Accanto ai materiali autoestinguenti, LATI ha sviluppato una gamma sempre più ampia di materiali speciali. Secondo Conterno, il filo conduttore è trasformare la plastica in qualcosa che normalmente non è. Da qui nascono compound autolubrificanti destinati alla sostituzione di componenti metallici in applicazioni industriali oppure materiali termicamente conduttivi utilizzati nell’illuminotecnica e nei sistemi LED per dissipare il calore.
Riciclo meccanico, riciclo chimico e materiali PFAS-free: le nuove direttrici della ricerca di LATI
La sostenibilità è oggi uno dei principali driver di innovazione per LATI. «Stiamo investendo molto su economia circolare e materiali sostenibili» – afferma Michela Conterno – «ma senza mai compromettere sicurezza e prestazioni». L’azienda lavora sia sul riciclo meccanico sia su quello chimico, integrando contenuti riciclati all’interno di formulazioni tecniche ad alte prestazioni. «Il riciclo meccanico è particolarmente sfidante perché bisogna preservare le proprietà del materiale. Il riciclo chimico consente invece di ottenere un polimero praticamente equivalente al nuovo, molto interessante per applicazioni tecniche avanzate» – prosegue Conterno
Tra le direttrici di sviluppo, c’è anche la progressiva eliminazione dei PFAS (Per- and polyfluoroalkyl Substances, ossia sostanze per- e polifluoroalchiliche) dalle formulazioni. LATI è molto attenta ai temi di regulatory compliance e sta sviluppando materiali PFAS-free soprattutto nei compound autolubrificanti. «La sostenibilità industriale non può essere affrontata solo come tema ambientale» – sottolinea Conterno – «Oggi bisogna tenere insieme sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e competitività industriale. Sviluppare materiali più sostenibili è fondamentale, ma devono anche avere costi e performance compatibili con le richieste del mercato».
Auto elettrica, sensoristica ed energie rinnovabili spingono la domanda di tecnopolimeri avanzati
Tra i principali fattori che stanno trainando la domanda di compound avanzati c’è l’elettrificazione dell’automotive. «Per LATI è una grande opportunità, perché richiede sempre più materiali autoestinguenti e speciali», racconta Michela Conterno. Anche la crescita della sensoristica, della digitalizzazione industriale e delle energie rinnovabili continua a sostenere il mercato dei tecnopolimeri avanzati.

La CEO di LATI sottolinea inoltre come il tema della sostituzione dei metalli con la plastica abbia oggi anche una valenza ambientale. «La plastica viene spesso demonizzata, ma in molte applicazioni può avere un impatto inferiore rispetto ai metalli: pesa meno, richiede meno energia per essere trasformata e consente di ridurre consumi ed emissioni» dichiara Conterno.
Dalla Cina all’India: la strategia di internazionalizzazione di LATI guarda ai mercati ad alta crescita
Sul piano geografico, LATI resta fortemente radicata in Europa, che rappresenta circa l’80% del business del gruppo. Tuttavia, l’azienda sta accelerando il proprio percorso di internazionalizzazione. Dopo una prima esperienza complessa negli Stati Uniti, LATI ha sviluppato un modello produttivo flessibile in Cina attraverso partnership locali. Oggi la nuova frontiera è l’India. «Abbiamo avviato una joint venture con una famiglia imprenditoriale indiana con cui condividiamo valori e visione industriale» – chiosa Michela Conterno – «Non è una delocalizzazione, ma una strategia “local for local”: produrre direttamente in India per servire un mercato in fortissima crescita».
Secondo Conterno, il Paese rappresenta oggi uno dei mercati più promettenti per il settore dei tecnopolimeri grazie agli investimenti infrastrutturali, alla crescita della classe media e allo sviluppo di automotive, componentistica elettrica ed elettrodomestici. In India, l’Italia è percepita come un partner tecnologico e qualitativo di alto livello. È un contesto molto diverso rispetto ad altri mercati.
AFIL come ecosistema di innovazione aperta
L’adesione al Cluster AFIL si inserisce proprio in questa strategia di apertura e collaborazione. «Oggi, innovare da soli non basta più» – afferma Michela Conterno – «Il sistema industriale italiano soffre ancora di eccessiva frammentazione e autoreferenzialità. Molti imprenditori tendono a fare tutto da soli. Invece bisogna confrontarsi, contaminarsi, osservare cosa fanno gli altri e creare connessioni. In questo senso, AFIL crea un ecosistema di relazioni, fiducia e innovazione aperta tra imprese, università ed enti di ricerca. È fondamentale per aiutare le aziende a guardare oltre la gestione quotidiana e affrontare insieme le grandi trasformazioni industriali». Secondo Conterno, LATI può contribuire mettendo a disposizione il proprio know-how sui materiali avanzati e sui compound termoplastici ad alte prestazioni. La CEO dell’azienda è convinta che la condivisione di competenze sui materiali possa generare nuove idee e nuovi progetti per tutto l’ecosistema della manifattura lombarda.
Collaborazione tra imprese e università: l’innovazione nasce quando si esce dall’urgenza quotidiana
Per Davide Lotti, Product Sustainability and Analysis Manager di LATI Industria Termoplastici, la collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca rappresenta un elemento strutturale della crescita tecnologica dell’azienda. «La tradizione di LATI nella collaborazione con il mondo accademico è consolidata. Negli anni, abbiamo partecipato a progetti di ricerca finanziati con università ed enti di ricerca, ospitato studenti per tesi magistrali e persino co-finanziato un percorso di dottorato». Uno dei principali rischi per chi opera nella ricerca e sviluppo manifatturiera è però quello di essere completamente assorbito dall’operatività quotidiana. Secondo Lotti, spesso si lavora sull’urgenza: fornire dati tecnici a un cliente, gestire una modifica richiesta dal mercato, affrontare variazioni delle materie prime o aggiornamenti normativi. Il rischio è perdere la capacità di guardare più avanti.

È proprio qui che entra in gioco il valore dell’innovazione aperta. «La collaborazione richiede tempo, risorse e capacità di difendere attività che magari non producono risultati immediati. Ma è proprio affrontando questa tensione che si costruisce un vantaggio competitivo duraturo», afferma Lotti. Partecipare a ecosistemi come AFIL significa poter scegliere con maggiore consapevolezza nuove tecnologie e strumentazioni, individuare partner adeguati e partecipare ai bandi di ricerca con le competenze corrette. Anche sul piano della formazione i risultati sono tangibili. «Gli studenti che sviluppano tesi con LATI entrano rapidamente nel settore con competenze già calate nella realtà industriale. E allo stesso tempo il confronto con università e ricercatori rappresenta uno stimolo continuo anche per il nostro personale interno», prosegue Lotti.
La Strategic Community Advanced Polymers come laboratorio permanente di confronto
All’interno di AFIL, LATI partecipa attivamente alla Strategic Community Advanced Polymers, uno spazio che, secondo Davide Lotti, rappresenta molto più di un semplice tavolo tecnico. «La Strategic Community è il luogo dove gli spunti diventano conversazioni e le conversazioni diventano collaborazioni», prosegue Lotti. «Uno degli argomenti centrali del confronto all’interno del gruppo di lavoro riguarda la transizione ecologica dell’industria plastica. Oggi la sostenibilità deve essere affrontata non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico».
Secondo Lotti, le alternative più sostenibili alle soluzioni consolidate devono riuscire contemporaneamente a soddisfare requisiti tecnici elevati, essere supportate da studi rigorosi di sostenibilità e mantenere costi competitivi. Le complessità non riguardano soltanto il materiale in sé. «Ogni modifica di prodotto può avere impatti su processo produttivo, controllo qualità, certificazioni di sistema e gestione documentale. Per questo, il confronto continuo all’interno della Strategic Community è fondamentale: permette di capire quali sfide siano realmente mature, come si stiano muovendo le altre aziende e quale sia il livello di preparazione della propria organizzazione», conclude Lotti.
Il progetto europeo PLASTIX: networking e contaminazione internazionale
Tra le esperienze più significative maturate da LATI all’interno dell’ecosistema di AFIL c’è quella relativa al coinvolgimento nel progetto europeo PLASTIX, dedicato alla competitività e sostenibilità della filiera plastica. Nel maggio 2025, l’azienda ha infatti ospitato nella sede di Vedano Olona una delegazione slovena venuta in visita insieme al Cluster e a Regione Lombardia.

Successivamente, nell’ottobre dello stesso anno, ha partecipato alla missione in Catalogna, insieme a Confindustria Varese, ROLD ed AFIL, incontrando e confrontandosi con diversi partner e stakeholder provenienti dalle regioni di PLASTIX. «Queste esperienze sedimentano nel tempo: nella conoscenza diretta di laboratori all’avanguardia, nel dialogo con ricercatori che utilizzano strumentazioni innovative e nella costruzione di relazioni che in futuro possono trasformarsi in partnership, progetti di ricerca o investimenti più consapevoli», precisa Lotti. Il ritorno immediato non sempre è visibile, ma proprio per questo motivo, occorre guardare oltre la logica del risultato a breve termine.
Dottorato con l’Università degli Studi dell’Insubria e LCA sui compound termoplastici: la sostenibilità entra nella ricerca e sviluppo
Tra i temi su cui LATI sta investendo maggiormente c’è anche la Life Cycle Assessment (LCA) applicata ai compound termoplastici. L’azienda ha co-finanziato, attraverso fondi PNRR, un dottorato di ricerca con l’Università degli Studi dell’Insubria, dedicato proprio alla valutazione del ciclo di vita dei materiali sviluppati da LATI. «L’obiettivo non era solo fare ricerca, ma anche costruire internamente un team dedicato. Dal punto di vista organizzativo, LATI ha scelto di integrare sostenibilità e sicurezza prodotto direttamente all’interno della ricerca e sviluppo. Questi aspetti non devono essere considerati come funzioni esterne o accessorie, ma come parte integrante del dipartimento che sviluppa nuovi prodotti. Ciò permette un confronto continuo già nelle primissime fasi di valutazione di nuove formulazioni o materie prime», prosegue Davide Lotti.
Anche in questo caso, AFIL svolge un ruolo importante come acceleratore e amplificatore. «I webinar organizzati dal Cluster sui temi delle bioplastiche e biomateriali, e sul LCA, durante i quali, rispettivamente, LATI ha illustrato le proprie attività sui biopolimeri tecnici per applicazioni durevoli e l’Università degli Studi dell’Insubria ha presentato i risultati della ricerca sviluppata con l’azienda, costituiscono un esempio concreto di come un investimento costruito internamente possa diventare patrimonio condiviso dell’intera filiera e contribuire alla creazione di un linguaggio comune», conclude Lotti.

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