Tutti parlano di Intelligenza Artificiale, ma nelle fabbriche il vero problema spesso è un altro: dati dispersi, processi non condivisi, sistemi scollegati e cybersecurity ancora considerata un tema dell’IT. L’innovazione non parte dagli algoritmi, ma dall’organizzazione aziendale.
«L’informatica può amplificare il caos». È da questa idea che parte Andrea Formenti, Co-founder e CTO di Yotta Core, società specializzata in gestione delle infrastrutture IT, business continuity, cybersecurity e percorsi di trasformazione digitale per le imprese manifatturiere. Un’affermazione controcorrente in un momento in cui molti sembrano guardare all’Intelligenza Artificiale come alla soluzione per ogni problema organizzativo. Secondo Formenti, infatti, nessuna tecnologia può generare valore se prima non viene messo ordine nei processi, nei dati e nelle modalità di lavoro.
È una filosofia che accompagna la crescita di Yotta Core fin dalla sua nascita e che oggi guida anche l’approccio all’Intelligenza Artificiale. «L’informatica non deve essere un prodotto da vendere, ma uno strumento per far lavorare meglio le aziende», spiega Formenti. Per questo motivo, la società non si limita a gestire infrastrutture e sistemi informativi, ma affianca le imprese nella revisione dei processi e nell’organizzazione delle informazioni, con particolare attenzione al mondo manifatturiero. «L’impresa manifatturiera non può permettersi che l’attività si blocchi perché manca una persona. Ha bisogno di un sistema strutturato, gestito e organizzato», prosegue Formenti.
Tale visione ha portato Yotta Core a entrare in AFIL – Associazione Fabbrica Intelligente Lombardia, con l’obiettivo di comprendere da vicino come stiano evolvendo le fabbriche e quali saranno le esigenze future del manifatturiero. «Possiamo implementare tutti i sistemi che vogliamo, ma se sotto non c’è un’infrastruttura robusta, tutto cade», afferma Formenti. Per Yotta Core, la trasformazione digitale non parte quindi dai software o dall’Intelligenza Artificiale, ma dalla costruzione di fondamenta solide sulle quali le tecnologie possano generare risultati concreti.
Intelligenza Artificiale senza organizzazione aziendale: il rischio di digitalizzare processi che non funzionano
L’Intelligenza Artificiale può accelerare i processi. Ma può anche rendere più veloce il disordine. Per Andrea Formenti, il punto è proprio questo: «Prima di introdurre nuovi strumenti bisogna capire come circolano dati, informazioni e responsabilità all’interno dell’azienda. L’informatica amplifica il caos. Se c’è disordine nei processi, la tecnologia non lo risolve: lo rende semplicemente più veloce».

Il metodo parte quindi dalla mappatura dei flussi informativi e delle modalità operative. Solo dopo si passa alla digitalizzazione. «Occorre prima raccogliere dati e informazioni, poi ingegnerizzare il processo e infine digitalizzarlo. Vale anche per le PMI, dove spesso il problema non è la mancanza di software, ma una progettazione debole dei sistemi e dei processi. Il ruolo del consulente non è limitarsi a eseguire richieste, ma aiutare l’impresa a ripensare e organizzare il proprio modo di lavorare», spiega Formenti.
Dagli ordini scritti a mano ai rapportini vocali: l’Intelligenza Artificiale sta cambiando il lavoro di commerciali e tecnici
Per Andrea Formenti, uno dei principali vantaggi dell’Intelligenza Artificiale è la possibilità di semplificare la raccolta e l’inserimento delle informazioni nei sistemi aziendali. Non saranno più le persone a dover andare verso il software. È invece possibile iniziare ad adattare i sistemi al modo di lavorare delle persone. È il caso degli ordini raccolti dai commerciali sul territorio o dei rapportini compilati dai tecnici. Se le informazioni vengono raccolte in modo strutturato, oggi basta una foto perché il sistema legga il documento e carichi automaticamente l’ordine. Lo stesso vale per l’assistenza sul campo, dove i tecnici possono dettare le attività svolte a un voicebot e ritrovare tutto registrato nel sistema. Secondo Formenti, «l’Intelligenza Artificiale rende così conveniente digitalizzare attività che fino a pochi anni fa richiedevano troppo tempo per essere gestite. Ci sono infatti processi che prima non aveva senso automatizzare. L’IA sta cambiando questo equilibrio».
Office 365, cloud e sistemi interconnessi aumentano la superficie di attacco: la cybersecurity deve uscire dal reparto IT
Secondo il rapporto Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, il manifatturiero è tra i settori più colpiti dal cybercrime. Il motivo è semplice: «I cybercriminali cercano profitto. Colpiscono dove possono creare il danno maggiore», afferma Andrea Formenti. Poche realtà sono più vulnerabili di una fabbrica costretta a fermare la produzione a causa di un attacco informatico. A preoccupare è soprattutto l’aumento della superficie di attacco. «Oggi reti industriali, postazioni produttive, applicazioni cloud, commerciali sul territorio e sistemi integrati generano un ecosistema sempre più complesso» – prosegue Formenti – «Quasi tutte le società utilizzano Office 365 e moltissime applicazioni si collegano a quell’identità digitale. Ogni integrazione apre un potenziale punto di accesso che deve essere governato».

Per questo, secondo la logica di Yotta Core, la priorità non è acquistare nuovi strumenti, ma capire dove si trovano le vulnerabilità. «Molte realtà industriali investono in tecnologia senza aver prima fatto un’analisi del rischio e delle superfici di attacco. È da lì che bisogna partire. La cybersecurity, inoltre, non può più essere considerata una responsabilità esclusiva dell’IT. Le governance aziendali devono rendersi conto che la sicurezza è prima di tutto un loro tema», spiega Formenti. Allo stesso tempo, chi sviluppa applicazioni o gestisce infrastrutture non può essere anche il responsabile dei controlli di sicurezza. La sicurezza richiede infatti competenze specifiche e una chiara separazione dei ruoli.
Un principio che vale soprattutto quando si introducono nuovi servizi digitali. «Prima di esporre un sistema verso internet bisogna valutarne l’impatto sulla sicurezza dell’intera impresa. Solo dopo si decide come implementarlo», afferma Formenti. Si tratta di un approccio destinato a diventare sempre più importante con la crescita di cloud, digitalizzazione e Intelligenza Artificiale.
Business continuity, centralini integrati e gestione dei tecnici sul campo: dove stanno investendo oggi le PMI
Prima dell’Intelligenza Artificiale, molte aziende manifatturiere continuano a investire nelle fondamenta della propria infrastruttura digitale. «Non bisogna lasciarsi abbagliare dalle nuove tecnologie dimenticando la base solida che c’è sotto», osserva Andrea Formenti. Per questo, la priorità resta la business continuity: reti resilienti, server virtualizzati e sistemi progettati per garantire la continuità operativa anche in caso di guasti o incidenti informatici. Sul fronte dell’IA, l’interesse è elevato, ma la domanda è ancora in fase esplorativa. «Se ne parla molto, ma non è stato ancora possibile trovare società che abbiano chiesto di realizzare una piattaforma di Intelligenza Artificiale locale dedicata esclusivamente alla loro organizzazione», prosegue Formenti.
Tra gli ambiti più dinamici, ci sono invece i sistemi di comunicazione aziendale e la gestione delle attività sul campo. Secondo Formenti, il centralino telefonico sta tornando a essere un elemento strategico grazie all’integrazione con CRM, gestionali e strumenti di automazione. Allo stesso tempo, cresce la richiesta di soluzioni per la gestione dei tecnici e dei field worker. Oggi diventa molto più semplice implementare sistemi per raccogliere attività, ore lavorate e informazioni operative. Un’evoluzione che potrebbe accelerare la digitalizzazione di processi che fino a pochi anni fa risultavano troppo complessi o costosi da automatizzare.
AFIL come osservatorio sul futuro della fabbrica e del manifatturiero
Per una realtà, come Yotta Core, che opera nell’IT e nella cybersecurity, l’adesione ad AFIL – Associazione Fabbrica Intelligente Lombardia rappresenta soprattutto un’opportunità per comprendere l’evoluzione del manifatturiero e le esigenze delle imprese. «AFIL è prima di tutto una fonte di ispirazione. È fondamentale capire dove stia andando il mondo della fabbrica e dell’industria, perché le nostre competenze devono servire a migliorare quelle degli altri», spiega Andrea Formenti.
L’obiettivo non è proporre una tecnologia proprietaria, ma costruire le basi che consentono alle innovazioni di funzionare. Yotta Core cerca infatti di fare bene attività che spesso sono alla base di tutto il resto e che permettono alle aziende di lavorare in modo più efficace.
Per questo, il valore del Cluster risiede soprattutto nel confronto con imprese, centri di ricerca e fornitori di tecnologie. Si tratta di un’occasione per osservare da vicino le trasformazioni in corso nel manifatturiero e orientare di conseguenza le proprie competenze e i propri servizi.
Dall’Industria 4.0 all’Intelligenza Artificiale: il rischio di inseguire le tecnologie del momento senza creare valore
La partecipazione a SMAU 2025 ha offerto a Yotta Core l’occasione di osservare da vicino l’evoluzione del mercato dell’innovazione e delle startup (oltre che di essere coinvolta nelle attività del progetto europeo UA_EU_Cluster5.0, implementato da AFIL). Un mondo che, secondo Andrea Formenti, tende spesso a spostarsi rapidamente da un trend all’altro. «Cinque anni fa si parlava ovunque di Industria 4.0. Oggi il focus è sull’Intelligenza Artificiale. Sarebbe interessante vedere quante delle aziende che cavalcavano quei trend sono ancora sul mercato», afferma Formenti.

Secondo il Co-founder e CTO di Yotta Core, il problema non è l’innovazione, ma la tendenza a introdurre tecnologie senza valutarne la sostenibilità e il valore reale per l’impresa. Infatti, molte imprese hanno investito in piattaforme e soluzioni che oggi nessuno è più in grado di mantenere perché il fornitore nel frattempo è scomparso.
Per questo, il criterio di valutazione dovrebbe essere sempre lo stesso. «Dobbiamo costruire valore, non inserire tecnologie. Un approccio che considera il manifatturiero uno dei settori più maturi, perché abituato a misurare le innovazioni sui risultati concreti e non sugli slogan», conclude Formenti.

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