In occasione della sua rielezione a Presidente di AFIL per il periodo 2024-2026, Christian Colombo parla delle attività del Cluster portate avanti nel corso del suo primo mandato biennale e di quelle future, alla luce dei cambiamenti in corso e dei nuovi trend nel manifatturiero, nonché delle sfide legate alle transizioni digitale ed ecologica
D: Per Lei inizia il secondo mandato biennale di Presidente di AFIL. Come sta cambiando l’Associazione? Quali sono i maggiori mutamenti in corso?
R: Negli ultimi anni c’è stata una trasformazione significativa, anche dal punto di vista delle attività di divulgazione portate avanti da AFIL. Durante i primi due anni del mio mandato, iniziato nel luglio 2022, abbiamo visto un aumento consistente del numero di Soci che hanno partecipato alle attività dell’Associazione ed un rafforzamento della nostra comunicazione. Ora questa è più intensa, dettagliata e mirata, con informazioni specifiche per la filiera manifatturiera. Questo rende il lavoro del Cluster più visibile e collaborativo per chi riceve le informazioni, grazie anche a nuove iniziative congiunte con Regione Lombardia. AFIL, del resto, è stata creata proprio per svolgere una doppia funzione.
D: Quale doppia funzione?
R: Quella di raccogliere le esigenze delle aziende direttamente dal campo e portarle all’attenzione dell’autorità regionale, e, allo stesso tempo, informare le imprese sui trend della ricerca internazionale, in particolare promossa a livello europeo, e sulle iniziative per promuovere l’innovazione. Nell’ultimo periodo, durante le nostre riunioni, è emerso che le aziende sono sempre più sensibili a temi cruciali come l’economia circolare. Si tratta di un argomento complesso, che richiede la collaborazione di molti attori per poter realmente rimettere in circolo la componentistica rifunzionalizzata e facilitare il retrofitting dei sistemi di produzione. Questo processo diventa veramente efficace solo se tutta la filiera è coinvolta. E, a mio avviso, la filiera è maggiormente coinvolta se AFIL svolge al meglio la sua duplice funzione.
D: Ci sono altri cambiamenti da segnalare?
R: A differenza di qualche anno fa, oggi sono state definite meglio le filiere – come quella del settore dei beni strumentali, ma non solo – che offrono al manifatturiero un ecosistema di dialogo più integrato e consapevole rispetto alle iniziative visibili nelle filiere verticali. In questo modo, rispetto a quando ho iniziato, noto una maggiore attività e concretezza nelle iniziative. Ad esempio, la recente presentazione della Manufacturing Innovation Alliance Lombardia (in breve, M.I.A. Lombardia), di cui AFIL fa parte, offre un punto di accesso più semplice per le Piccole e Medie Imprese, aiutandole a capire come approcciare ed implementare il processo di digitalizzazione in modo efficace. La creazione di uno “sportello unico” facilita la ricerca dei giusti interlocutori. In generale, sono stati poi compiuti importanti passi avanti per rendere tutto il sistema più efficiente ed efficace.
D: Che cos’è M.I.A. Lombardia?
R: M.I.A. Lombardia è un’iniziativa pensata per aiutare le PMI manifatturiere lombarde ad innovarsi e digitalizzarsi, sfruttando i fondi europei ed il sostegno del PNRR, ed accedendo a servizi che le guidano nel loro percorso di trasformazione digitale. Il progetto offre un’analisi iniziale per valutare lo stato tecnologico dell’azienda e individuare i miglioramenti possibili. Consente poi di testare nuove tecnologie prima di investire in modo definitivo, aiutando così le imprese a prendere decisioni più sicure. Inoltre, mette a disposizione esperti che supportano l’adozione di strumenti digitali e programmi di formazione per i dipendenti, così che possano usare al meglio queste nuove tecnologie. Infine, facilita l’accesso ai finanziamenti per sostenere progetti di innovazione. Come detto, AFIL è uno dei 12 partner, insieme, tra gli altri, a MADE, Digital Innovation Hub Lombardia ed altri Cluster Tecnologici Regionali.
D: Com’è cambiata la situazione del manifatturiero lombardo rispetto al suo primo mandato?
R: In effetti, la situazione è complessa. Non è però una questione lombarda, ma europea. L’Europa, più di altre aree del mondo, ha intrapreso un percorso molto ambizioso, soprattutto se la confrontiamo con economie dei paesi emergenti. Ad esempio, con il Green Deal, l’obiettivo è rendere il settore manifatturiero più ecosostenibile, puntando a un impatto nullo sulla CO2. Questo richiede l’adozione anche di nuovi modelli di business e di organizzazione, che non sono semplici da mettere in pratica. Si ipotizzi il caso di un’azienda che deve ripensare la progettazione dei propri prodotti per ridurne l’impatto ambientale: se si domanda all’imprenditore quali sono i problemi che gli tolgono il sonno, probabilmente non risponderà il Green Deal, ma la competizione sui mercati internazionali o il reperimento di competenze da dedicare alla progettazione e produzione. Credo sia una questione molto importante e ritengo che il supporto economico per affrontarla debba essere il più intenso possibile come accade nelle grandi economie che intendono favorire le proprie aziende che nel guadagnarsi spazi rilevanti in settori prima dominati dall’Europa.
D: Mi fa un esempio di come dovrebbe essere supportata la transizione ecologica?
R: Un esempio di strumento potrebbe essere questo: se un cliente europeo riconsegna al produttore un prodotto o semilavorato, che viene riportato in efficienza attraverso una rifunzionalizzazione, reinserendolo poi nel tessuto produttivo, il processo potrebbe avere un sostegno economico a compensazione di eventuali costi aggiuntivi, così il cliente europeo sarebbe incentivato ad acquistare questi prodotti. Oggi, stiamo cercando di promuovere l’innovazione e la sostenibilità tra le PMI, ma spesso queste aziende si trovano ad affrontare problemi molto più urgenti. Se un imprenditore scopre che i finanziamenti sarebbero disponibili soltanto nel caso in cui si impegnasse in progetti di sostenibilità, potrebbe sentirsi frustrato, perché magari ha altre preoccupazioni immediate che non può ignorare.
D: AFIL riveste dunque un ruolo importante per indirizzare e contribuire a creare un’industria manifatturiera più resiliente?
R: Sì, AFIL funge da interlocutore con le istituzioni per promuovere le esigenze e le priorità del settore manifatturiero lombardo. È essenziale che ci siano finanziamenti mirati in questa direzione. Ci sono fondi disponibili per l’Industria 5.0 e per la sostenibilità, che, se si riuscisse a orientare verso obiettivi specifici, come quelli che ho descritto, avrebbero un impatto significativo. Penso, ad esempio, al caso dell’economia circolare: se ritiro un macchinario usato, devo considerare il suo valore di acquisizione ed i costi di retrofitting. Questo processo implica smontare il macchinario, eliminare componenti obsolete e possibilmente sostituirle con quelle rifunzionalizzate, installare parti che migliorano l’efficienza energetica e renderle più adatte ai nuovi materiali da lavorare. Tuttavia, c’è il rischio che i costi di adattamento si avvicinino a quelli di un prodotto nuovo. Per chi si occupa solo di rimettere in funzione singole componenti, come un motore, il processo è diverso. Ma se si deve riportare in produzione un’intera macchina, adattando una struttura vecchia a nuove funzionalità, occorre valutare attentamente il bilancio tra costi di smontaggio e rimontaggio. Anche risparmiando sul materiale di base, visto che si riutilizza il macchinario esistente, il vero interrogativo resta: il risultato finale è davvero competitivo?
D: AFIL opera anche grazie alle Strategic Communities, i gruppi di lavoro interni che rappresentano un punto di incontro tra i Soci per condividere esperienze, sviluppare nuove idee ed implementare soluzioni innovative nel settore manifatturiero lombardo. Riuniscono aziende, centri di ricerca, università ed associazioni imprenditoriali. Pensa che il loro numero sia destinato ad aumentare?
R: Non necessariamente aumentare, ma cambiare la loro configurazione. Queste comunità sono dei microecosistemi, non verticalizzati, dove soggetti che normalmente non sono allo stesso tavolo quando si tratta di avviare piani strategici per l’innovazione, si trovano a condividere bisogni, obiettivi, soluzioni ed informazioni su strumenti collaborativi. Fanno network perché il cambiamento necessario per continuare ad essere competitivi, oggi prevede reti eterogenee che forniscano tutte le soluzioni ai produttori per affrontare sfide sempre più complesse. Quindi, nell’ecosistema, non si ha più solo bisogno di incontrare il subfornitore verticale, ma anche organizzazioni in grado di rispondere a queste nuove e più articolate esigenze; per questo il ruolo di AFIL è anche quello di facilitare l’acceso a queste soluzioni e competenze.
D: Come rafforzare la rete di collaborazione tra le aziende lombarde e gli ecosistemi internazionali? Qual è il ruolo di AFIL?
R: Il Cluster informa le aziende sulle soluzioni tecnologiche e sui nuovi modelli; riporta alla governance regionale (i.e. Regione Lombardia) le esigenze così che questa possa preparare una base regolamentatoria, infrastrutturale e di supporto economico; porta le organizzazioni all’interno di network collaborativi con soggetti europei che possano garantire un contributo migliorativo per i processi delle aziende lombarde.
D: Quali sono le priorità che immagina per la crescita del manifatturiero lombardo nei prossimi anni, e come intende supportarle attraverso AFIL?
R: Al giorno d’oggi, la domanda è orientata verso prodotti sempre più versatili e modulari, con un ciclo di vita esteso, pensato per il riutilizzo all’interno del ciclo produttivo grazie all’economia circolare. Questo significa che le aziende devono orientare il proprio modello di business per progettare prodotti che possano essere aggiornati o rinnovati nel tempo. Per raggiungere questo obiettivo, è necessaria molta formazione ed un confronto con i leader del settore su tali pratiche progettuali. Un altro aspetto cruciale è la capacità di produrre in modo sostenibile, con prodotti adatti a cicli di vita lunghi ed integrati nell’economia circolare. Tuttavia, prevedere l’evoluzione tecnologica è una sfida, data la rapidità con cui avvengono innovazioni significative, come il passaggio dall’elettronica cablata alla tecnologia wireless.
D: E quindi, cosa devono fare le aziende lombarde?
R: Per avere successo, le aziende lombarde devono puntare su prodotti innovativi e di alto valore per il cliente. Non si tratta solo di ridurre i costi, ma di integrare funzionalità e servizi lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. Ad esempio, un’azienda che produce macchinari deve anche pensare alla “servitizzazione”, ovvero offrire un servizio di manutenzione predittiva e, ove possibile, remota che assicuri continuità nella disponibilità della macchina. Questo richiede progettare macchinari con sensori che monitorino il funzionamento, insieme ad una struttura organizzativa, tecnologie e competenze per analizzare i dati raccolti. È un cambiamento radicale, non solo nella progettazione del prodotto, ma anche nell’organizzazione aziendale.
D: Ed AFIL cosa può fare?
R: Le aziende lombarde, spesso di dimensioni medio-piccole, necessitano di supporto per affrontare questo passaggio. Qui entra in gioco il ruolo di AFIL, dei Competence Center, dei Digital Innovation Hub e dei Cluster Tecnologici. È fondamentale anche favorire il trasferimento di conoscenze attraverso esempi di successo: le best practices devono essere condivise ed applicate in modo che anche le PMI possano beneficiare di tali innovazioni.
D: L’Intelligenza Artificiale sta trasformando l’industria a un ritmo vertiginoso. Quali sono, secondo Lei, le aree in cui AFIL può supportare al meglio le imprese per integrare in modo efficace e strategico l’IA nei processi produttivi?
R: Su mandato di Regione Lombardia, AFIL ha coordinato, insieme con Politecnico di Milano ed Università degli Studi di Bergamo, la redazione di un documento che definisce le priorità di Ricerca e Innovazione per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel settore manifatturiero. D’altra parte, grazie all’IA, si possono analizzare ed utilizzare i dati prodotti dalle macchine ed associati ad altre sorgenti eterogenee per trarre informazioni significative: questo approccio può migliorare l’efficienza e la pianificazione dei processi, consentire una migliore manutenzione predittiva delle macchine e garantire una maggiore qualità del prodotto finale. Inoltre, l’Intelligenza Artificiale ha grandi potenzialità nell’interazione tra operatore e macchina, semplificando operazioni complesse. Questo cambiamento può facilitare l’adozione di nuove tecnologie da parte delle aziende manifatturiere.
D: Il gap di competenze rappresenta uno degli ostacoli più grandi per il successo della transizione digitale ed ecologica. Qual è il piano di AFIL per affrontare questa sfida e come si può incentivare una formazione continua del personale industriale?
R: Il divario di competenze è una sfida molto complessa, perché legata a fattori esogeni come i decrementi demografici, alla configurazione dei territori e delle società, ed alle aspettative dei giovani sull’impatto del lavoro sulla vita sociale, e quindi va oltre il tema della semplice formazione tradizionale. È importante non solo promuovere percorsi formativi, ma anche utilizzare le tecnologie per rendere il lavoro più accessibile, rendere visibile ai giovani che nella manifattura ci sono risorse economiche e implementazioni di soluzioni avanzate molto evolute e che loro non si aspettano, nonché incoraggiare l’apprendimento autonomo e di percorsi per stimolare la creatività e l’innovazione. Le nuove tecnologie dovrebbero agevolare i processi, facilitando l’acquisizione di competenze e l’adattamento alle evoluzioni del settore. AFIL può collaborare con enti formativi per affrontare questo divario e, allo stesso tempo, può impegnarsi nell’identificazione dei bisogni, promuovendo iniziative che favoriscano l’apprendimento continuo. Tale approccio collaborativo è essenziale per assicurare che le competenze necessarie siano sviluppate ed aggiornate in modo coerente con le richieste del mercato.

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