Il 18 settembre 2025, nell’ambito delle attività della Strategic Community “Advanced Polymers” di AFIL, ed in ottica sinergica con il progetto europeo PLASTIX, si è tenuto il webinar “L’analisi del ciclo di vita: strumento ed opportunità per il settore dei polimeri avanzati”. Si tratta del terzo appuntamento di una serie di webinar, lanciato ad inizio anno e destinato ad affrontare tematiche legate alle plastiche, tenendo conto di differenti sotto-temi, aspetti ed implicazioni.
Le implicazioni del rilascio di microplastiche dai tessili durante i lavaggi, le opportunità offerte dal Passaporto Digitale di Prodotto (Digital Product Passport, DDP, in Inglese) per garantire la tracciabilità dei prodotti con plastica riciclata ed i vantaggi ambientali legati all’uso della poliammide riciclata nei polimeri termoplastici. Sono stati questi i principali temi affrontati nel corso del webinar “L’analisi del ciclo di vita: strumento ed opportunità per il settore dei polimeri avanzati”, che è stato organizzato il 18 settembre 2025 da AFIL nell’ambito dei lavori della sua Strategic Community “Advanced Polymers” e che rientra in un ciclo di incontri giunto al suo terzo appuntamento.
Sul tavolo di discussione, tre prospettive diverse ma complementari: la ricerca scientifica illustrata da Massimiliano Mariani (CNR-STIIMA), l’innovazione digitale presentata da Gianluca Mazza (Feelera) ed il caso applicativo sviluppato da Alberto Pietro Damiano Baltrocchi (Università degli Studi dell’Insubria). Interventi che hanno intrecciato mondo accademico ed industria, mostrando come l’analisi del ciclo di vita possa diventare una leva strategica per la sostenibilità e la competitività.
L’ecosistema di AFIL ed il ciclo di webinar aperti come occasione di networking
AFIL, il Cluster Tecnologico Lombardo per il Manifatturiero Avanzato, è un punto di riferimento per l’ecosistema regionale, che accompagna verso modelli più innovativi e resilienti. Il suo ruolo va oltre la tecnologia: significa visione, metodo e collaborazione. Al centro delle sue attività, ci sono le Strategic Communities, ossia gruppi di lavoro che uniscono imprese, università, centri di ricerca ed associazioni per definire priorità comuni e trasformarle in progetti concreti. In questo modo, il Cluster rafforza la coesione del sistema produttivo, aiuta le aziende a valorizzare specializzazione e qualità, ed indica una direzione chiara: un ecosistema aperto al dialogo, capace di restare competitivo anche in scenari instabili.
In questo senso, i webinar organizzati nell’ambito della Strategic Community “Advanced Polymers” di AFIL, con il supporto di Politecnico di Milano, Università degli Studi di Brescia e ROLD (in qualità di coordinatori del gruppo di lavoro) ed in ottica sinergica con il progetto europeo PLASTIX (implementato dal Cluster), assumono un valore strategico: non si tratta di semplici eventi di divulgazione tecnica, ma di vere e proprie piattaforme di confronto tra mondi diversi, rappresentati da enti di ricerca, grandi aziende, PMI, start-up ed associazioni. Ed è proprio l’apertura all’esterno, anche agli enti non associati, che li trasforma in occasioni uniche di networking e costruzione di nuove sinergie, ampliando il raggio d’azione e la capacità attrattiva del Cluster.
Il ciclo di incontri, avviato all’inizio del 2025, si articola in più tappe, ciascuna dedicata ad un aspetto cruciale del mondo dei polimeri avanzati. Nella prima metà dell’anno si sono tenuti già due appuntamenti di rilievo, che hanno permesso di tracciare i primi fili conduttori di un dibattito sempre più articolato.

Il 18 febbraio 2025, è stato organizzato il webinar “Le microplastiche nel manifatturiero: sfide, innovazioni e standard per un futuro sostenibile”, durante il quale sono stati affrontati i temi legati alla dispersione delle microplastiche nell’ambiente e alle possibili risposte tecnologiche e normative per mitigarne gli impatti, con la partecipazione, tra i relatori, di Politecnico di Milano, ROLD, Tecnoalimenti e Centrocot.
Il 26 maggio 2025, invece, è stata la volta dell’appuntamento su “Bioplastiche e biomateriali: stato attuale ed opportunità”, un’occasione per fare il punto sulle nuove frontiere dei materiali di origine naturale, sulle prospettive di mercato e sulle applicazioni industriali già in corso, grazie agli interventi di Radici InNova, LATI Industria Termoplastici e European Bioplastics.
Questi primi incontri, incluso il terzo appuntamento del 18 settembre 2025, che ha avuto come oggetto l’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA, in Inglese), hanno mostrato concretamente l’approccio di AFIL: non solo approfondimenti tecnici, ma momenti di confronto aperti e trasversali, capaci di coinvolgere imprese, università, centri di ricerca ed associazioni. La varietà dei contributi e la possibilità di interazione con i relatori li hanno resi occasioni di scambio preziose, utili tanto per i Soci quanto per chi si è avvicinato per la prima volta alle attività del Cluster.
Il ciclo proseguirà con un quarto incontro verso la fine dell’anno, seguito dai successivi appuntamenti nel 2026. Tra i possibili temi in agenda, figurano tracciabilità e Digital Product Passport, tecnologie di riciclo e circolarità dei polimeri e dei compositi, e prospettive future per i materiali destinati all’imballaggio. In tutti i casi, il format resta lo stesso: interventi di relatori dal mondo industriale, accademico, della ricerca e delle associazioni, sessioni di domande e risposte, possibilità di confronto diretto con gli esperti coinvolti.
Per le PMI, spesso penalizzate dalla mancanza di risorse interne dedicate alla ricerca, poter accedere all’ecosistema di AFIL ed a questi spazi di confronto offre l’opportunità di colmare un gap competitivo ed inserirsi in reti regionali, nazionali ed europee che potrebbero rivelarsi difficilmente raggiungibili.
Per le Grandi Imprese, invece, il coinvolgimento in iniziative del Cluster rappresenta l’occasione per scoprire partner agili ed innovativi, capaci di portare idee nuove e di accelerare processi di sperimentazione.
Il valore dell’analisi del ciclo di vita
Massimiliano Mariani, ricercatore di CNR-STIIMA e primo relatore del webinar del 25 settembre 2025, ha evidenziato come l’analisi del ciclo di vita non sia più un approccio confinato ai laboratori, ma uno strumento trasversale capace di orientare le scelte strategiche delle imprese. «Il LCA consente non solo di quantificare gli impatti ambientali, ma anche di supportare l’eco-design, promuovere l’innovazione circolare, confrontare soluzioni alternative e comunicare la sostenibilità in modo trasparente», ha affermato Mariani, che, nel prosieguo del suo intervento, ha anche ricordato come restino tuttavia nodi complessi da sciogliere, quali la disponibilità e la qualità dei dati, la modellazione del fine vita, l’allocazione dei co-prodotti, e soprattutto la necessità di nuovi indicatori per fenomeni difficili da inquadrare, come il rilascio di microplastiche.

Proprio su questo punto, Mariani ha approfondito il tema delle microplastiche fibrose disperse dai tessili durante i lavaggi, richiamando la norma UNI EN ISO 4484-1/2 e presentando il modello MarILCA, che integra processi ambientali quali sedimentazione, degradazione e bioincrostazione (biofouling, in Inglese). Secondo Mariani, «i risultati dimostrano come i cicli di lavaggio tradizionali rilascino quantità significative di fibre che, una volta disperse, finiscono negli ecosistemi acquatici fino ai fondali marini». Per valutarne correttamente gli impatti, non è quindi sufficiente misurare i volumi rilasciati: è necessario includere le caratteristiche delle particelle – dimensioni, forma, additivi – ed il loro comportamento ambientale.
«Il LCA è uno strumento fondamentale per individuare gli hotspot ambientali e guidare strategie industriali e normative.», ha concluso Mariani, «La sua integrazione con il tema microplastiche è già possibile, ma richiede «modelli completi e procedure standardizzate». In prospettiva, si tratta di trasformare la valutazione in una leva non solo di conformità ambientale, ma anche di competitività, capace di distinguere le imprese che investono davvero in sostenibilità ed innovazione.
Dalla compliance al Passaporto Digitale di Prodotto
Per Gianluca Mazza, Managing Director di Feelera (Gruppo Cobo), la digitalizzazione rappresenta un passaggio decisivo: non solo un adempimento normativo, ma un vero biglietto da visita industriale. La piattaforma sviluppata dalla start-up innovativa crea infatti un gemello digitale della filiera ed un Passaporto Digitale di Prodotto, destinato a diventare standard europeo. In questo modo, ogni articolo può essere accompagnato lungo l’intero ciclo di vita con informazioni chiare su materie prime, processi, standard e possibilità di riciclo.
Un esempio concreto arriva poi da ILIP, tra i maggiori produttori europei di packaging alimentare in plastica termoformata e biodegradabile. L’azienda ha adottato la Feelera Cloud Suite per monitorare la percentuale di PET riciclato, tracciare l’origine delle materie prime e certificare gli impatti ambientali lungo tutta la catena produttiva. «Questo approccio non serve solo a rispettare i requisiti normativi», ha spiegato Mazza, «ma consente di comunicare in modo trasparente con clienti e stakeholder, rafforzando la fiducia e migliorando la reputazione sul mercato».

La disponibilità di dati aggiornati in tempo reale diventa così uno strumento di efficienza: permette di individuare colli di bottiglia, gestire le non conformità ed ottimizzare i processi. Secondo Mazza, grazie a sensori IoT, cloud ed algoritmi di machine learning, l’applicazione del LCA non è più statica: diventa dinamica e predittiva. In questo modo, la sostenibilità si trasforma da costo ad asset competitivo, capace di generare valore lungo l’intera filiera.
I benefici del riciclo: il caso LATI
Alberto Pietro Damiano Baltrocchi, dottorando dell’Università degli Studi dell’Insubria, ha presentato un caso di studio realizzato in collaborazione con LATI Industria Termoplastici, che analizza gli impatti ambientali di tre polimeri ad alte prestazioni ed i benefici legati all’impiego di poliammide riciclata. La presentazione fa riferimento ad un articolo scientifico, pubblicato il 10 luglio 2025 sul Journal of Cleaner Production e liberamente fruibile.
«La fase upstream – dall’estrazione delle materie prime alla produzione dei polimeri vergini – pesa fino al 95% degli impatti complessivi.», ha spiegato Baltrocchi, «La sostituzione parziale con materiale riciclato consente di ridurre questi valori fino al 40%, con effetti significativi sulla salute e sulle emissioni climalteranti».

Il risultato è un messaggio chiaro: il riciclo non va considerato solo un dovere ambientale, ma anche un fattore competitivo. «Il riciclo permette di rispondere alla crescente domanda di sostenibilità senza sacrificare le prestazioni.», ha sottolineato Baltrocchi, citando in particolare settori come automotive, elettronica ed elettrodomestici. L’approccio nasce dalla collaborazione tra università ed industria sul territorio della provincia di Varese, in particolare tra Università degli Studi dell’Insubria da un lato e LATI Industria Termoplastici dall’altro, ed apre così la strada a modelli circolari in cui la poliammide riciclata rientra nei cicli produttivi con caratteristiche certificate. In questo modo, infatti, si riduce la dipendenza dalle materie prime e si rende la filiera più resiliente. Un esempio concreto di come la sostenibilità, se accompagnata da ricerca e sperimentazione, possa tradursi in valore industriale e rafforzare la competitività delle PMI nei mercati internazionali.
La registrazione video dell’evento è disponibile sul canale YouTube di AFIL.
Le presentazioni utilizzate dai relatori sono disponibili sulla pagina dell’evento.

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