Trasformare i rottami metallici in nuove materie prime per la manifattura avanzata. È l’idea alla base di f3nice, azienda innovativa attiva nella manifattura additiva (o stampa 3D), fondata nel 2020 da Matteo Vanazzi e Luisa Elena Mondora, che ha sviluppato una tecnologia proprietaria per convertire scarti industriali in polveri metalliche di alta qualità per la stampa 3D. Un modello che applica i principi dell’economia circolare alla manifattura additiva, con l’obiettivo di rendere più sostenibile e resiliente la filiera dei materiali. «La stampa 3D viene spesso definita sostenibile perché utilizza solo il materiale necessario invece di rimuoverlo da un blocco pieno. Questo è vero, ma i processi restano abbastanza energivori e, soprattutto, l’approvvigionamento della materia prima non è banale», spiega Matteo Vanazzi, CTO e co-fondatore di f3nice.
Da qui nasce l’intuizione: produrre materia prima per la stampa 3D a partire da materiali di scarto, riducendo la dipendenza dalle materie prime vergini. «Ci siamo chiesti come rendere la stampa 3D più sostenibile anche dal punto di vista dell’approvvigionamento dei materiali», spiega Vanazzi. La risposta è un modello in cui i rottami metallici vengono trasformati in nuove polveri per componenti ad alto valore aggiunto. Oggi f3nice, che ha già collaborato anche con major dell’energia, tra cui Vår Energy ed Equinor, nonché con aziende collocate in altri settori, quali Leonardo, lavora in diversi campi ad alta intensità tecnologica (energia, automotive ed aerospazio) ed esplora applicazioni anche nel medicale. «Siamo partiti dall’energia, ma nel tempo abbiamo ampliato il raggio d’azione verso altri comparti industriali», sottolinea Vanazzi.
In questo percorso di crescita, rientra anche l’ingresso in AFIL – Associazione Fabbrica Intelligente Lombardia, ecosistema che riunisce imprese, organizzazioni di ricerca ed università impegnate nello sviluppo della manifattura avanzata. Per f3nice, l’adesione al Cluster rappresenta un’opportunità per rafforzare il posizionamento nel network industriale italiano e per sviluppare nuove progettualità nella manifattura additiva, anche in collegamento con iniziative europee, come la Vanguard Initiative.
Un processo brevettato per miscelare rottami metallici ed ottenere polveri con la stessa composizione chimica dei materiali tradizionali
Il cuore tecnologico di f3nice è un processo brevettato che consente di trasformare rottami metallici e scarti industriali in polveri metalliche atomizzate per la manifattura additiva. L’innovazione non sta nei macchinari, acquistati sul mercato, ma nelle metodologie di trattamento e combinazione dei materiali, che rendono l’azienda agnostica rispetto alle tecnologie utilizzate. «Abbiamo brevettato un processo che permette di miscelare diversi materiali di scarto per ottenere una composizione chimica adatta alle richieste dei clienti», spiega Matteo Vanazzi. «La nostra innovazione non è nella macchina, ma nel processo con cui trattiamo i materiali».

I rottami vengono prima analizzati e qualificati, poi lavorati per ottenere polveri con caratteristiche coerenti con gli standard industriali. «Il prodotto finale viene caratterizzato e validato, con l’obiettivo di ottenere una polvere identica, o il più possibile vicina, a quella dei fornitori tradizionali», prosegue Vanazzi.
Più riciclo e meno passaggi industriali: il modello f3nice per arrivare fino al 100% di metallo recuperato ed accorciare la filiera europea
Il modello sviluppato da f3nice si basa su due pilastri: alto contenuto di materiale riciclato e filiera corta europea. L’obiettivo è valorizzare rottami metallici di qualità e ridurre i passaggi industriali tipici della produzione tradizionale delle polveri. «Il riciclo dei metalli esiste da secoli», osserva Matteo Vanazzi. «La differenza è che noi adottiamo un approccio più sistematico, che permette di lavorare materia secondaria di alta qualità».
Con questo metodo, è possibile raggiungere percentuali di riciclato molto elevate, fino al 95-99% ed addirittura, in alcuni casi, anche al 100%. Inoltre, il processo elimina alcuni passaggi intermedi della filiera tradizionale, dove il metallo viene rifuso più volte prima di diventare polvere. «Cerchiamo costantemente di approvvigionare rottami europei, trasformarli in Europa ed utilizzarli sempre in Europa. In questo modo, manteniamo valore industriale ed economico all’interno della filiera europea», conclude Vanazzi.
LCA, carbon footprint e passaporto digitale di prodotto: la sostenibilità della polvere f3nice lungo tutta la filiera
Per f3nice, la sostenibilità non riguarda solo il prodotto, ma l’intera filiera industriale. L’obiettivo è integrare la polvere metallica ottenuta da rottami in una catena produttiva tracciabile e misurabile dal punto di vista ambientale. «Il nostro prodotto è sostenibile by design, perché nasce da materiale di scarto e da una filiera più corta», spiega Matteo Vanazzi. «Vogliamo però inserirlo in una visione più ampia, che permetta di quantificare e trasferire la sostenibilità lungo tutta la filiera».
Per tale motivo, l’azienda sta lavorando su strumenti come il Life Cycle Assessment (LCA) per calcolare la carbon footprint della polvere. Secondo Vanazzi, «l’idea è che anche le aziende che utilizzano la nostra polvere possano beneficiare di questi dati e trasferirli al cliente finale». In questo contesto, diventano centrali anche gli strumenti di tracciabilità digitale, come il passaporto digitale di prodotto, promosso dall’Unione Europea. «C’è interesse da parte di alcuni clienti nel dimostrare che il loro rottame diventi polvere e poi un componente stampato. È un modo per garantire trasparenza e tracciabilità lungo tutta la filiera», conclude Vanazzi.
Progetti con Vår Energy, Equinor e Leonardo tra energia ed aerospazio
La crescita di f3nice è passata anche attraverso collaborazioni industriali e progetti di ricerca finanziati, che hanno permesso di testare la tecnologia in diversi contesti applicativi, a partire dal settore energetico. «Nel settore energia abbiamo collaborato con Equinor, la società energetica di Stato norvegese», racconta Matteo Vanazzi. «Un’altra realtà con cui lavoriamo è Vår Energy, una joint venture che coinvolge anche Eni».

Accanto ai progetti industriali, f3nice partecipa anche ad iniziative di ricerca finanziate, spesso nell’ambito di programmi europei. Tra queste, rientra anche una collaborazione con Leonardo, sviluppata in un progetto sostenuto da fondi dell’Unione Europea. Secondo Vanazzi, «si tratta di un’opportunità importante perché consente di confrontarci con applicazioni industriali avanzate».
Materiali e certificazioni: le differenze tra energia, automotive ed altri settori
Le applicazioni della tecnologia sviluppata da f3nice variano sensibilmente da settore a settore, sia per i materiali utilizzati sia per i requisiti normativi e qualitativi. «Nel settore energia vengono utilizzati soprattutto acciai inossidabili e superleghe di nichel, mentre in quello automotive si prediligono materiali più leggeri, come l’alluminio», spiega sempre Matteo Vanazzi. «Poi c’è un secondo livello di differenze riguardante certificazioni e standard di qualità, che cambiano molto tra un’industria e l’altra».
Spesso, le principali difficoltà non sono di natura puramente tecnica, ma riguardano piuttosto i processi di validazione e accettazione delle nuove soluzioni. «Non sempre si tratta di sfide tecnologiche vere e proprie. Molto dipende dai processi di certificazione e dall’accettazione da parte dei clienti finali. Bisogna entrare nelle dinamiche delle diverse filiere e capire quali siano gli standard richiesti per poter utilizzare il materiale in quel determinato settore», prosegue Vanazzi.
Nuovi materiali da rottami: l’innovazione della stampa 3D passa dalle leghe progettate per la manifattura additiva
Accanto alla sostenibilità, f3nice sta lavorando allo sviluppo di nuovi materiali pensati per la stampa 3D metallica. «Quando siamo partiti nel 2020, l’economia circolare era già un driver importante», afferma Matteo Vanazzi. «Oggi stiamo puntando anche sullo sviluppo di nuovi materiali ottenuti da rottami».

L’idea è combinare materiali della filiera del recupero per progettare nuove leghe. Secondo Vanazzi, «si guarda ai rottami un po’ come alla dispensa di una cucina: con gli ingredienti disponibili è possibile creare materiali pensati per la stampa 3D. Il vero salto sarà progettare materiali direttamente per la manifattura additiva, possibilmente partendo da filiere circolari».
Dalla consulenza alla formazione: accompagnare le aziende nell’adozione della stampa 3D circolare
Oltre a produrre polveri metalliche da rottami, f3nice affianca le imprese anche nell’adozione della manifattura additiva. «Il core business aziendale resta la produzione di materia prima da economia circolare», chiosa Matteo Vanazzi. «Spesso, però, aiutiamo i clienti a capire come utilizzare queste polveri nei processi di stampa 3D».
L’adozione della tecnologia richiede infatti competenze specifiche. «Se un’azienda non sa come usare la polvere metallica, tutto si ferma. Le grandi aziende, con team di R&D, sono spesso più pronte a sperimentare. Le PMI, invece, tendono a muoversi con più cautela. L’introduzione di nuove tecnologie richiede tempo, risorse e investimenti, e non tutte le imprese possono affrontare subito questo percorso», illustra Vanazzi.
Networking e progetti europei: perché f3nice ha scelto di entrare nel Cluster AFIL
Nel 2025, f3nice è entrata in AFIL, il Cluster Tecnologico Lombardo per la manifattura avanzata. La decisione di aderire è maturata anche grazie al supporto offerto da AFIL alle imprese per la partecipazione a bandi europei e lo sviluppo di progetti collaborativi.
Per una realtà come f3nice, l’appartenenza al Cluster rappresenta anche un modo per rafforzare il dialogo con il sistema industriale italiano. «Paradossalmente, f3nice ha sempre avuto più facilità a sviluppare network e progetti a livello internazionale», osserva Matteo Vanazzi, «anche perché i temi legati alla sostenibilità ed all’economia circolare sono stati recepiti più rapidamente in altri contesti». In questo senso, AFIL può svolgere un ruolo importante di facilitatore di relazioni e collaborazioni industriali, grazie all’organizzazione di attività di networking e di eventi. «Gli incontri ed i seminari organizzati dal Cluster riuniscono realtà molto interessanti e rappresentano un’opportunità importante per creare nuove collaborazioni», prosegue Vanazzi.
Guardando al futuro, f3nice punta anche a contribuire alle attività della Strategic Community “Additive Manufacturing” di AFIL, partecipando allo sviluppo di nuove iniziative e progetti condivisi. «f3nice ha già individuato alcune possibili collaborazioni ed è molto interessata a partecipare a progetti integrati di filiera, sia industriali sia nell’ambito della ricerca finanziata», conclude Vanazzi. «Essendo un technology provider, il contributo di f3nice è soprattutto portare idee e tecnologie da sviluppare insieme agli altri membri del Cluster».

Per ulteriori informazioni non esitare a contattarci!
Scrivi a: samuel.monaco@afil.it
Prendi parte all’innovazione e scopri le opportunità delle Strategic Communities di AFIL unendoti al Cluster QUI!




