«Quando si riesce a valorizzare in modo distinto il prodotto fisico e la proprietà intellettuale, il dazio perde rilevanza, perché quest’ultima non passa per la dogana». Parole di Christian Colombo, Presidente di AFIL – Associazione Fabbrica Intelligente Lombardia ed Amministratore Delegato di FICEP Group, che costituiscono una chiave di lettura per comprendere come la manifattura lombarda possa affrontare le sfide più complesse del commercio globale: il dumping cinese da un lato, i dazi americani dall’altro.
Infatti, se la concorrenza a basso costo punta su quantità e pressione sui prezzi, la risposta non può che essere quella di puntare sul valore, su ciò che conferisce al prodotto, e soprattutto all’impresa che lo realizza, un’unicità difficile da replicare: servizi, know-how, software, manutenzione predittiva, innovazione continua. In un’epoca in cui le barriere non sono più solo economiche, ma anche normative e politiche, la competitività passa dalla capacità di differenziarsi, e di costruire attorno al prodotto fisico un ecosistema digitale ed intellettuale che ne moltiplichi il valore e lo renda più resistente agli shock.
È questa la visione che guida l’azione di AFIL, al fianco delle imprese lombarde nella ricerca di strategie condivise, modelli circolari, specializzazioni intelligenti e percorsi di crescita che sappiano trasformare le sfide globali in occasioni di rilancio strutturale.
L’articolo prende spunto da un’intervista a Christian Colombo realizzata a margine dell’Assemblea Generale di AFIL 2025, dal titolo “Tra dumping e dazi: produzione specializzata e circolarità industriale come leve strategiche per la manifattura lombarda”, tenutasi a Milano il 13 giugno 2025. Oltre ad aprire i lavori, il Presidente di AFIL è intervenuto come relatore all’evento, all’interno della Panel Discussion sui sistemi di produzione.
DUMPING E DAZI: LE MINACCE GLOBALI ALLA COMPETITIVITÀ LOMBARDA ED IL VALORE DELLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE E DEI SERVIZI DIGITALI
La manifattura lombarda si confronta oggi con due sfide globali: dumping cinese e dazi statunitensi. Due fenomeni diversi ma convergenti, che mettono sotto pressione l’intero sistema industriale.
Il dumping, spiega Colombo, si fa sempre più sofisticato: «Vediamo un arrivo massiccio di prodotti sussidiati, soprattutto dalla Cina. Non è più solo concorrenza sui prezzi, ma anche su qualità e tecnologia. Stanno facendo dumping sulle macchine per il taglio della lamiera laser, sia per le sorgenti sia per le macchine stesse». Questa pressione mette in difficoltà in particolare l’industria lombarda, che si trova stretta tra prezzi al ribasso ed instabilità commerciale.

Dall’altro lato, ci sono i dazi, che Colombo invita a non vedere solo come una minaccia: «L’America compra anche i servizi: assistenza, manutenzione, formazione. Non si ferma al prodotto». Ecco allora la leva decisiva: puntare su ciò che non può essere replicato né tassato.
«Il vero nodo è valorizzare la proprietà intellettuale ed i servizi digitali che accompagnano il prodotto», sottolinea Colombo. «Se una parte importante del valore risiede in software, modelli predittivi, capacità di supportare il cliente nel tempo, quel valore resta fuori dai meccanismi tariffari. E diventa un’arma potentissima, soprattutto nei mercati più evoluti».
Per affrontare le nuove regole del gioco, serve ripensare il concetto di esportazione: non più solo beni fisici, ma un pacchetto integrato di tecnologia, know-how e relazione col cliente. Solo così la manifattura lombarda potrà trasformare i vincoli globali in un vantaggio competitivo duraturo.
ECONOMIA CIRCOLARE: UNA SFIDA ANCORA DA RENDERE SOSTENIBILE
L’economia circolare è una delle grandi promesse per il futuro della manifattura lombarda, ma resta difficile da realizzare. La transizione verso modelli produttivi sostenibili, osserva Christian Colombo, richiede condizioni tecniche ed economiche ancora troppo deboli per diventare prassi diffusa.
«Oggi è molto complicato pensare di fare retrofitting o rigenerare macchinari usati, con i costi europei», spiega Colombo. Al momento, il nodo sta nella progettazione: molte macchine non sono pensate per essere smontate o recuperate facilmente, rendendo i processi di aggiornamento complessi e costosi.
Eppure, le opportunità esistono, a patto di attivare politiche di incentivo mirate. «Se i fabbricanti ricevessero crediti o benefici per ritirare l’usato e recuperare materiali, come ad esempio plastica, elettronica, meccanica, si potrebbe innescare un ciclo industriale virtuoso», propone Colombo.
«Ma servono riconoscimenti concreti: se queste attività non vengono valorizzate, restano solo un costo e non una leva strategica», prosegue Colombo. In questo, le istituzioni hanno un ruolo chiave, perché possono trasformare un obbligo ambientale in un vantaggio competitivo.
Per Colombo, la circolarità non è solo sostenibilità, ma una nuova frontiera industriale, capace di ridare valore a ciò che oggi viene scartato. Un’occasione concreta per rendere la manifattura più resiliente, innovativa e pronta alle sfide europee.
SPECIALIZZAZIONE LOMBARDA: DAL PRODOTTO ALLA PROPOSTA DI VALORE
La Lombardia ha costruito la sua forza su una manifattura altamente specializzata, ma, secondo Colombo, oggi questo modello deve essere ripensato. Non basta più eccellere sul piano tecnico, ma occorre riposizionarsi su mercati che cercano valore, non solo quantità.
«Il modello deve puntare su nicchie disposte a pagare per ciò che distingue, non per ciò che costa meno», afferma Christian Colombo. «In uno scenario globale dominato da concorrenza di scala e sussidi, competere sul prezzo non è più sostenibile».

Il futuro è personalizzazione, servizi ed innovazione integrata. Offrire solo un prodotto, per quanto eccellente, non basta. Serve costruire attorno ad esso una rete di supporto: assistenza, formazione, manutenzione predittiva, software.
Questo richiede anche un cambio culturale: le imprese devono puntare su ciò che rende le loro attività uniche e difficilmente replicabili. «Solo attraverso il confronto si definiscono i valori da portare sul mercato», osserva Colombo, ricordando quanto avviene all’interno dell’ecosistema rappresentato da AFIL. La vera sfida, oggi, è trasformare la specializzazione in identità: un’offerta riconoscibile, sostenibile e di alta qualità, capace di emergere nel panorama internazionale.
AFIL: UN ECOSISTEMA STRATEGICO PER L’INDUSTRIA LOMBARDA
AFIL è oggi un punto di riferimento per la trasformazione della manifattura lombarda, guidandola verso modelli più innovativi, connessi e resilienti. Il suo contributo va oltre la tecnologia: costruisce visione, metodo e collaborazione.
Al centro, c’è il lavoro portato avanti in seno alle Strategic Communities del Cluster, ossia tavoli di confronto tra imprese, università, enti di ricerca, ed associazioni, dove si condividono priorità, si analizzano criticità e si costruiscono risposte comuni.
Grazie a queste occasioni, AFIL rafforza la coesione del sistema produttivo ed accelera la capacità di adattamento al cambiamento. Aiuta inoltre le imprese a uscire dalla logica della standardizzazione, valorizzando specializzazione, qualità e servizi ad alto valore aggiunto. In un contesto instabile, solo un ecosistema manifatturiero aperto al dialogo e consapevole dei propri punti di forza può restare competitivo. Ed è proprio questa la direzione tracciata da AFIL.

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