«Il problema non è il dazio, ma il fatto che oggi ci sia, domani no e poi cambi ancora». Parole di Chiara Radrizzani, Vice Presidente di ADR Group, azienda con sede a Uboldo (Varese), leader nella produzione di assi, sospensioni e sistemi per veicoli agricoli ed industriali. Fondata nel 1954, ADR Group conta 14 sedi nel mondo (tra cui 9 siti produttivi), 1.500 dipendenti, 3 centri di ricerca e più di 800mila assali realizzati all’anno. Il fatturato consolidato è di circa 285 milioni di Euro. Forte nella personalizzazione e nell’innovazione meccanica, l’azienda lombarda è oggi un punto di riferimento nel suo settore.
Le parole di Radrizzani vanno dritte al punto: in un contesto globale incerto, l’imprevedibilità normativa e geopolitica pesa più di qualsiasi barriera commerciale. Di fronte a uno scenario globale instabile, la risposta di ADR non è difensiva, bensì attiva e mirata.
ADR ha puntato su tre leve strategiche: prossimità al cliente, rafforzata da stabilimenti nei mercati chiave; flessibilità industriale che le consente di rispondere rapidamente a richieste personalizzate; specializzazione tecnica ad alto valore aggiunto, difficile da replicare e capace di distinguersi dalla concorrenza basata sui volumi. In pratica, mentre dumping e dazi mettono sotto pressione molti comparti industriali europei, l’azienda lombarda, leader negli assi e sospensioni per mezzi agricoli, ha costruito la sua forza su un modello che i grandi produttori a basso costo non possono replicare: un’offerta personalizzata, costruita su misura, con tempi rapidi ed una presenza locale mirata. La Cina produce in grandi volumi? ADR punta sul “pezzo unico”.
L’articolo prende spunto da un’intervista a Chiara Radrizzani realizzata a margine dell’Assemblea Generale di AFIL 2025, dal titolo “Tra dumping e dazi: produzione specializzata e circolarità industriale come leve strategiche per la manifattura lombarda”, tenutasi a Milano il 13 giugno 2025. La Vice Presidente di ADR Group, Socio di AFIL, era stata invitata ad intervenire come relatrice all’evento, all’interno della Panel Discussion sui sistemi di produzione.

INCERTEZZA NORMATIVA, DAZI E DUMPING: IL VERO PROBLEMA È L’IMPREVEDIBILITÀ
Il problema non è tanto la presenza dei dazi, ma la loro instabilità, che ostacola la pianificazione. «Non è il dazio in sé a bloccare gli ordini», spiega Radrizzani. «Questa instabilità crea attese, fa slittare gli acquisti e complica tutto. I clienti aspettano, ed intanto si ferma la catena». Quanto al dumping, l’effetto è minimo: ADR realizza assi e sospensioni su misura per l’agricolo, lontani dalla logica cinese. «Il nostro prodotto è estremamente personalizzato, ogni cliente ha esigenze specifiche e riceve un pezzo su misura», chiarisce Radrizzani. «I Cinesi, invece, fanno mille pezzi tutti identici. Non potrebbero mai sostenere una logica come la nostra, che implica avere 120 milioni di Euro in magazzino per un fatturato di 350 milioni. È un modello industriale che non si adatta alla standardizzazione». La forza di ADR sta nella flessibilità, che protegge dal dumping. Ma incertezza normativa e tensioni geopolitiche restano un freno per chi esporta. Solo regole chiare e stabili potranno sbloccare investimenti e crescita.
PROSSIMITÀ E PERSONALIZZAZIONE: LA VERA LEVA COMPETITIVA DI ADR
Secondo ADR, il vantaggio competitivo non è evitare i dazi, ma stare vicino al cliente. Da qui la scelta di aprire una sede produttiva negli Stati Uniti, più per il servizio che per motivi geopolitici. «Noi non siamo andati in America per evitare i dazi», chiarisce Radrizzani. «Ci siamo andati perché il cliente lì vuole tempi rapidi, risposte veloci, un partner presente. Se si riesce a consegnare in tre settimane invece che in sei mesi, si hanno molte più possibilità di portare a casa l’ordine. E non solo: in quel caso ci si può anche permettere di chiedere un prezzo più alto, perché si sta offrendo un servizio con un valore aggiunto reale». Il modello si basa su prodotti su misura e contatto diretto. Nei mercati maturi, come gli USA, la velocità e presenza valgono più del prezzo. ADR sceglie così una localizzazione strategica, non per spostare produzione, ma per servire meglio. Una mossa industriale, non solo commerciale.

CIRCOLARITÀ E RICICLABILITÀ: UN VALORE GIÀ PRESENTE, MA NON ANCORA PRIORITARIO OGGI
Per ADR, la sostenibilità è già parte del prodotto. Il settore agricolo, a cui si rivolge, opera da sempre con logiche di recupero e durata. Gli assi in ferro rientrano nella filiera dell’acciaio, garantendo alta riciclabilità. «Il nostro prodotto, per come è concepito, è più che circolare: è riciclabile in modo naturale», spiega Radrizzani. «Alla fine del suo ciclo di vita, il prodotto può essere rifuso e riutilizzato senza dispersione. In questo senso, contribuiamo già oggi ad un’economia più sostenibile, anche senza dover stravolgere il nostro modello industriale». Tuttavia, oggi la circolarità non è la sola priorità. Le sfide globali richiedono altre risposte. «In un periodo segnato da tensioni geopolitiche, guerre, incertezza normativa, dazi e tassi d’interesse in crescita, per un’impresa è difficile concentrarsi solo sulla sostenibilità», osserva. «Le emergenze che affrontiamo ogni giorno sono molto concrete: dobbiamo garantire solidità, continuità produttiva e rapidità di risposta». Per ADR, la sostenibilità resta un valore, ma va bilanciata con competitività ed adattabilità. Quando lo scenario sarà più stabile, la circolarità potrà tornare al centro della strategia.
SPECIALIZZAZIONE CONTRO I GIGANTI DEL VOLUME: LA VIA ITALIANA ALLA COMPETITIVITÀ
Secondo Chiara Radrizzani, l’Italia non può competere sui volumi, ma sulla qualità su misura. Il vero vantaggio sta nell’offrire soluzioni personalizzate, basate su competenze uniche, tecniche e progettuali. «Non potremo mai competere con i Cinesi sui numeri», afferma Radrizzani. «Loro hanno dimensioni produttive gigantesche, costi bassissimi ed un modello fondato sulla ripetizione e sulla quantità. Ma è proprio qui che possiamo fare la differenza: dobbiamo concentrarci su quello che sappiamo fare solo noi, su quell’approccio sartoriale all’industria che unisce esperienza, flessibilità ed ingegno». Non è dunque solo una questione tecnologica, ma culturale.
«Noi siamo in grado di ascoltare il cliente, capire le sue vere necessità e costruire un prodotto che risponde esattamente a quelle richieste. Questo è qualcosa che una produzione standardizzata non può fare, e che rappresenta il nostro vero valore aggiunto», afferma Radrizzani. Un modello complesso, ma più solido e difficile da copiare.
«In un mondo in cui tutto tende ad assomigliarsi, noi possiamo distinguerci proprio perché non facciamo prodotti “per tutti”, ma “per ciascuno”», prosegue Radrizzani. La qualità diventa dunque strategia. La personalizzazione, se ben gestita, una leva competitiva. È una sfida che richiede investimenti e talento, ma che, nelle parole della Vice Presidente di ADR Group, è l’unica via sostenibile per l’industria italiana.

INNOVAZIONE E MANIFATTURA: SENZA FABBRICHE, SI PERDE ANCHE LA RICERCA
Innovazione e manifattura devono stare insieme. L’innovazione nasce dove si produce, non altrove. «L’innovazione nasce in officina, davanti alle macchine, quando chi progetta può confrontarsi ogni giorno con chi lavora sul prodotto», afferma Radrizzani con convinzione. «Se la manifattura si delocalizza, si porta via anche quella conoscenza pratica e quotidiana che è alla base della vera innovazione. Non basta avere ingegneri se la produzione va fuori. A cosa serve tenere in Italia le menti, se poi tutto il resto viene spostato all’estero? Il sapere si perde, e con esso anche la capacità di trasformarlo in valore economico».
La filiera dell’innovazione ha bisogno di prossimità e collaborazione continua. Per questo, serve un’azione chiara da parte delle istituzioni. «Lo Stato deve aiutare chi innova qui, non solo con bandi e crediti d’imposta, ma creando un contesto che renda conveniente restare. Altrimenti chi può andrà altrove, e con lui se ne andrà un pezzo del nostro futuro industriale», conclude Radrizzani. «Altri Paesi già lo fanno. L’Italia deve quindi agire ora: servono visione, politiche lungimiranti ed un impegno reale per trattenere industria ed innovazione».

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